Se ti dicessi che uno dei miei manga preferiti, Silver spoon, è uno shonen scritto dall’autrice di Fullmetal Alchemist che parla di un liceo agrario? Sì lo so, penseresti che sia uno scherzo. Eppure è così. Ed è incredibilmente bello.

Recentemente ero su Tumblr (sì, c’è ancora gente che bazzica da quelle parti) e mi sono imbattuta in un post contenente un’opinione molto interessante, ossia che gran parte del fascino dei film dello Studio Ghibli risieda nella romanticizzazione della vita quotidiana: in qualsiasi loro film un viaggio in autobus può sembrare paradisiaco, una tazza di tè tra le dita un momento di vera perfezione, le pulizie di casa un momento da custodire.

È una sensazione che, ho notato, sempre più persone cercano: prese dal caos della vita metropolitana o avvilite dallo stress, ricercare nel quotidiano la magia e la bellezza ha un valore quasi terapeutico.

Riuscire a provare innamoramento per le cose di tutti i giorni è una capacità necessaria ed essenziale per sopravvivere, ed è molto utile, per tutti coloro che non l’hanno innata, trovare dei mezzi giusti per apprenderla.

A insegnarmi a romanticizzare la quotidianità, nel mio caso, non è stato un film dello studio Ghibli, bensì Silver Spoon, un manga che racconta di un liceo agrario.

La trama di Silver spoon

La storia si incentra su Hachiken, un ragazzo di Tokyo che decide di abbandonare la capitale per frequentare una scuola agraria in Hokkaido, nell’estremo nord del Giappone.

La motivazione dietro questa scelta fa subito riflettere circa il suo carattere e il suo ruolo di protagonista: nonostante la grande passione per lo studio, Hachiken ha sempre avuto difficoltà nell’ottenere gli stessi risultati dei suoi compagni di classe. Per questo motivo, dopo tre anni di scuola media riempiti di sofferenza e delusioni, Hachiken trova la soluzione perfetta: frequentare una scuola agraria, rinomata per essere facile, in modo tale da poter essere finalmente il primo della classe.

Ma non tutto è oro quel che luccica e Hachiken scoprirà molto presto che la realtà di un istituto agrario forse non richiederà uno studio eccessivo, ma presenta molte altre difficoltà a cui lui non aveva mai pensato.

Uno shonen senza eguali

Hachiken deve abbandonare i suoi pregiudizi, ed è solo allora che scopre che la vera intelligenza non è soltanto quella che si applica sui libri, ma si può trovare in molto, molto altro: nel saper far di conto e gestire un’attività, nel cucinare, nell’allevare animali, nel conoscere così bene i ritmi della natura da saper quando piantare un ortaggio e quando un altro.

Silver Spoon mangaProprio per questo motivo, Silver Spoon ha tutte le carte in regola per essere considerato un vero e proprio romanzo di formazione.

L’Hachiken del primo capitolo non è assolutamente quello dell’ultimo, e questo vale per ogni singolo volume del manga, in un crescendo di consapevolezza e miglioramento personale.

Questa crescita ovviamente non avviene con facilità: ogni conoscenza e interiorizzazione sono difficili da apprendere, perché cambiare se stessi non viene naturale neanche ai più volenterosi.

Il cambiamento di Hachiken, così come dei suoi compagni, avviene nell’arco dei tre anni del liceo, non in poche settimane, e soprattutto è molto naturale: è un percorso lento, fatto di errori e di impegno, prove da superare e idee da mettere in atto.

Ogni loro scelta, tra l’altro, è perfettamente coerente con la loro giovane età, con le esperienze che hanno vissuto e con il background familiare che si trovano alle spalle.

Anche il finale (senza fare spoiler) trascende la categorizzazione shonen: nessuno diventa hokage, nessuno sconfigge il super boss finale, ma ognuno diventa adulto a modo suo, completa se stesso in un modo unico e personale e, soprattutto, perfettamente coerente con il proprio percorso.

La loro scuola in questo senso non è soltanto un istituto agrario, ma anche una vera e propria scuola di vita, in cui l’autrice inserisce tutto ciò che ha imparato nelle sue esperienze personali.

È un diario, un racconto intimo, sulle cui pagine possiamo percepire la sua passione per l’agricoltura, la nostalgia di casa e i ricordi d’infanzia, i sogni di una giovane mangaka che spera di raggiungere Tokyo, prima o poi, ma che, grazie al personaggio di Hachiken, prende le dovute distanze dalla metropoli.

Per chiunque abbia letto il ben più noto capolavoro della Arakawa, Fullmetal Alchemist, ben saprà come molti di questi temi siano presenti anche nelle pagine di quel manga shonen: la nostalgia per la campagna, sinonimo di libertà, infanzia e spensieratezza, il suo amore per il latte (che Edward Elric puntalmente si rifiuta di bere), il vivere in armonia con la natura e tanto altro.

Ma non sono gli unici punti in cui si riesce a riconoscere la penna della Arakawa: pur non essendoci la tragicità di alcune scene di FMA, in Silver Spoon alcuni momenti sono ugualmente tesi, pesanti da digerire, a tratti addirittura commoventi.

Allo stesso modo, l’umorismo tipico della mangaka si fa sentire, regalando momenti di inaspettata tanto quanto efficace comicità.

È bello, inoltre, ritrovare nei lineamenti dei personaggi i tratti tipici dei suoi disegni, ed è quasi commovente, come notare dei tratti simili fra fratelli.

Un manga che parla di self-care

Tra i tanti insegnamenti contenuti tra le pagine di questo manga, forse il più importante (e quello più utile per la maggior parte delle persone) è quello di self-care, di cura della propria persona in ottica completa, sia mentale che fisica.

Silver Spoon insegna a non sopravvalutare le aspettative altrui, ad essere egoisti persino, se ciò ci permette di essere felici. Trovare se stessi e capire cosa si cerchi nella vita può scontrarsi con le aspettative degli altri, ma ciò non deve fermarci o impedirci di essere noi stessi.

Un altro insegnamento degno di nota è quello dell’accettazione della propria normalità: è giusto e salutare essere consapevoli dei propri limiti, delle proprie capacità, non perché non si possa ambire a qualcosa di più grande, ma perché è bene saper gioire ed essere fieri dei propri risultati, senza paragonarsi agli altri.

Silver spoon dimostra più volte nel corso della narrazione come l’impegno non sempre dia i risultati sperati, ma insegna che il successo non è vincere o essere il migliore: la soddisfazione sta nell’impegno stesso che ci abbiamo messo per realizzare i nostri progetti.

È un manga sull’accettazione, non tanto degli altri o del diverso, ma di se stessi.

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Lettrice a tempo pieno, meme maker a tempo perso, per vivere lavora nel marketing e comunicazione, ma niente di serio. Di notte sogna di poter accedere al Mare senza stelle, di giorno di solcare i mari con l'unico vero capitano, Inej Ghafa. Quindi sì, non c'è mai davvero con la testa.

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