videogiochi violenti e violenza

Negli ultimi decenni, i videogiochi violenti sono stati spesso accusati di incitare comportamenti aggressivi nei giocatori. Tuttavia, numerose ricerche recenti e studi accademici sfatano questa convinzione, dimostrando non solo l’assenza di una correlazione significativa tra videogiochi e aggressività, ma anche i potenziali benefici che essi possono offrire.

Gli studi moderni hanno infatti evidenziato come, soprattutto nel medio e lungo termine, non risulti alcun aumento dell’aggressività nelle persone solite a giocare a videogiochi violenti. Vediamo quindi nel dettaglio gli studi che analizzano la correlazione fra videogiochi e aggressività.

Difficoltà nello studio della problematica

  1. La base pregiudiziale in entrambe le posizioni;
  2. La presenza di numerosi studi vecchi realizzati da persone con forti bias di conferma;
  3. L’impossibilità di eliminare il contesto socio-culturale e familiare nel campione, aspetti, come dimostrato dagli studi, ben più forti come impatto.

Critiche alla metodologia

Gli studi principali che denoterebbero un possibile aumento dell’aggressività sono di Hollingdale e Greitemeyer (2014) e di Anderson e Carnagey (2009). Questi hanno evidenziato un lieve aumento nel breve termine e solo per videogiochi violenti non online. Entrambi gli studi, però, hanno evidenziato questa come una delle due possibili letture dei risultati: l’altra è che sia la competitività a incidere sull’aumento dell’aggressività. Gli stessi studi evidenzino come, potenzialmente, il contenuto violento possa non avere alcun impatto.

Inoltre, molti studi che affermano di trovare una correlazione tra videogiochi e aggressività sono stati criticati per le loro metodologie. John Sherry, professore di comunicazione alla Michigan State University, ha sottolineato che tali studi spesso utilizzano campioni non rappresentativi e non considerano variabili confondenti come il background familiare e l’ambiente sociale dei partecipanti. Sherry ha condotto una revisione sistematica della letteratura e ha concluso che non ci sono prove sufficienti per sostenere che i videogiochi violenti causino aggressività.

Critiche ai risultati degli studi precedenti

I ricercatori, guidati da Aaron Drummond della Massey University della Nuova Zelanda, hanno riesaminato 28 studi degli anni precedenti, che avevano analizzato il legame tra comportamento aggressivo e videogiochi, utilizzando un metodo noto come meta-analisi. Il nuovo rapporto, pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, ha evidenziato che, messi insieme, gli studi mostrano una correlazione positiva statisticamente significativa ma minima tra il gioco e l’aggressività, al di sotto della soglia necessaria per essere considerato anche solo un “piccolo effetto”.

Jay Hull, professore di psicologia al Dartmouth College, ha condotto una meta-analisi che ha esaminato i dati raccolti da oltre 24 studi diversi con oltre 17.000 partecipanti. Hull ha scoperto che l’effetto dei videogiochi violenti sull’aggressività è minimo e non significativo dal punto di vista statistico. I risultati della sua ricerca indicano che non c’è un legame causale tra l’esposizione ai videogiochi violenti e un aumento dell’aggressività.

Un altro studio condotto da Andrew Przybylski, direttore della ricerca presso l’Oxford Internet Institute, ha analizzato i dati di 1.004 adolescenti britannici e ha trovato che non esiste una correlazione significativa tra il tempo trascorso a giocare a videogiochi violenti e l’aggressività. Przybylski ha sottolineato che i fattori familiari e sociali hanno un impatto molto maggiore sul comportamento aggressivo rispetto ai videogiochi.

Adachi e Willoughby (2011) hanno scoperto che la competitività può avere un impatto maggiore sui pensieri aggressivi rispetto alla violenza del contenuto. Nei loro studi, videogiochi altamente competitivi hanno provocato un aumento dell’eccitazione fisiologica e dei pensieri aggressivi a breve termine, suggerendo che non è la violenza in sé a influenzare il comportamento, quanto la natura competitiva del gioco.

Patrick Markey, professore di psicologia alla Villanova University specializzato in videogiochi, ha scoperto che gli uomini che commettono atti di violenza grave giocano in realtà ai videogiochi violenti meno rispetto alla media degli uomini. Circa il 20% era interessato ai videogiochi violenti, rispetto al 70% della popolazione generale, ha spiegato nel suo libro del 2017 “Moral Combat: Why the War on Violent Video Games Is Wrong“.

Un’altra ricerca condotta da Hilgard ha esaminato 275 partecipanti e ha scoperto che né la violenza né la difficoltà del gioco influenzavano il comportamento aggressivo. I partecipanti hanno giocato a diverse versioni di un videogioco e non è stata rilevata alcuna differenza significativa nel comportamento aggressivo successivo​​.

Impatto a lungo termine dei videogiochi violenti

Gli studi longitudinali, che esaminano gli effetti a lungo termine dei videogiochi violenti, non trovano prove di un accumulo di aggressività. Christopher Ferguson, professore di psicologia alla Stetson University, ha condotto uno studio che ha seguito i partecipanti per diversi anni e ha concluso che i videogiochi violenti non portano a comportamenti aggressivi a lungo termine. Ferguson ha anche evidenziato che i videogiochi possono fornire uno sfogo sicuro per l’aggressività e lo stress, riducendo il rischio di comportamenti violenti nella vita reale​.

Nel 2017, i ricercatori tedeschi Szycik, Mohammadi, Muente e Te Wildt hanno contestato l’idea che i videogiochi violenti riducano l’empatia verso la violenza nella vita quotidiana. A differenza degli studi precedenti, che misuravano gli effetti a breve termine, questo studio ha esaminato gli effetti a lungo termine dei videogiochi violenti.

Metodologia

  • Campione: 15 uomini abituati a giocare frequentemente a sparatutto in prima persona (come “Call of Duty”, “Battlefield” e “Counter-Strike”) per almeno quattro anni, con un minimo di due ore di gioco al giorno.
  • Gruppo di controllo: partecipanti che non erano abituati a videogiochi violenti né all’uso quotidiano di videogiochi.
  • Condizioni: l’esperimento è stato condotto dopo un’astinenza di almeno tre ore dai videogiochi.

Procedure

  • Misurazione di aggressività ed empatia: i partecipanti hanno risposto a domande sui loro livelli di aggressività ed empatia e hanno commentato immagini emotivamente significative mentre erano sottoposti a risonanza magnetica funzionale (fMRI).
  • Analisi cerebrale: l’fMRI è stata utilizzata per osservare l’attività cerebrale mentre i partecipanti si immedesimavano nei protagonisti delle immagini.

Risultati

  • Aggressività ed empatia: non sono emerse differenze significative nei livelli di aggressività ed empatia tra i giocatori abituali e i non-giocatori.
  • Attività cerebrale: le risposte neurali erano simili tra i due gruppi.

Conclusioni

Il riassunto degli studi è che i videogiocatori, subito dopo una partita a un videogioco violento, potrebbero essere più nervosi e irascibili, ma non viene alterato fondamentalmente chi sono. È come andare a vedere un film triste: potrebbe farti piangere, ma non ti rende clinicamente depresso. Pertanto, la ricerca attuale non è in grado di supportare l’ipotesi che i videogiochi violenti abbiano un impatto significativo a lungo termine sull’aggressività giovanile.

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Gianluca Fiamma
Fingo di non aver compiuto trent'anni da un po'. Da oltre dieci anni racconto il mondo nerd ed esploro la cultura POP. Ho studiato narratologia e sceneggiatura e sono un appassionato di giochi da tavolo. Lavoro come blogger e marketer per diverse realtà internazionali.

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