Pochi saggi hanno il coraggio di aprirsi con la domanda che Anatomia della fantascienza si pone a pagina 17: c’è bisogno di questo libro? In questo momento, in questo settore, per questo pubblico? Il sacrificio degli alberi abbattuti per stamparlo è giustificato?
È una mossa rischiosa. Se la risposta non convince, il lettore ha già in mano l’arma per liquidare le 456 pagine che seguono. Angela Bernardoni e Andrea Viscusi rispondono che sì, e la ragione è la più solida possibile: in anni di frequentazione del genere, da lettorə e da divulgatorə, non hanno mai trovato un volume in italiano da consigliare dicendo: “Ecco, se cerchi informazioni leggi questo”. Non un’assenza di testi critici sulla fantascienza (quelli esistono, pochi e poco diffusi), ma l’assenza di un testo che fosse insieme completo, aggiornato e rivolto anche a chi non è già dentro. Il Manuale Definitivo Sulla Fantascienza non c’era. Così, con la sconsiderata follia dei tipi di Megadodo Publications su Ursa Minor, hanno deciso di scriverlo.
I due assiomi da smontare
Il libro raccoglie l’assunto e ci costruisce sopra un metodo. Il capitolo sulle critiche (1.2) è forse il più utile a chi la fantascienza la ama e non sa come difenderla: smonta l’accusa di escapismo, quella di difficoltà (la parola scienza nel nome è, sostengono le autorə, la sfortuna terminologica del genere) e quella di obsolescenza, ricordando che il 2001 è passato da un pezzo e non ci siamo avvicinati a Saturno, ma Odissea nello spazio non ha perso un grammo di valore. La chiusa è disarmante nella sua onestà: sì, nella fantascienza c’è anche molta roba scritta male, e la legge di Sturgeon, il novanta per cento di qualunque cosa è immondizia, vale anche qui. Un saggio che difende un genere ammettendone i difetti è un saggio di cui ci si può fidare.
Cinque movimenti: inquadrare, mappare, scomporre, frequentare, scrivere
La struttura è il vero atto critico del volume, e i cinque verbi che intitolano le parti sono un programma di lavoro.
Inquadrare affronta le definizioni. Dalla scientifiction di Gernsback (1926) a Heinlein, da Judith Merrill al cognitive estrangement di Darko Suvin, fino alla scelta di campo delle autorə: una definizione teleologica, per cui la fantascienza è ciò che persegue lo scopo della fantascienza, ovvero immaginare alternative a partire da premesse credibili. Non è la definizione più rigorosa, e loro lo dicono; è quella che permette di includere invece di escludere. Nello stesso capitolo c’è un approfondimento apparentemente minore e in realtà rivelatore, sulla guerra fredda tra SF e sci-fi: la seconda abbreviazione, coniata nel 1954 sul modello di hi-fi, è ancora oggi usata da una parte del fandom in senso dispregiativo. Bernardoni e Viscusi scelgono deliberatamente sci-fi, «senza fare gatekeeping dietro parole d’ordine segrete note solo allə iniziatə». È una frase che dice tutto sul libro.
Mappare è la sezione più corposa: venti capitoli di sottogeneri, dall’asse hard/soft alla space opera, dall’innerspace all’utopia e alla distopia, ucronia, viaggi nel tempo, postapocalittico, cyberpunk, xenofiction, new weird, solarpunk, techno-thriller, fantascienza militare e umoristica, gli «altri punk», science fantasy, slipstream, contaminazioni. Vale la pena segnalare due cose. La prima è che la trattazione non è mai neutra: la fantascienza militare viene definita il lato oscuro della xenofiction, quello troppo occupato a prendere la mira per capire l’altrə. La seconda è che l’utopia riceve la difesa che le manca da decenni: è più facile puntare il dito su una distopia e dire questo è male che riconoscere il buono e provare a metterlo in atto. Sull’apparente ossimoro della fantascienza comica, poi, il libro è perfino divertente: non c’è niente di più serio che riuscire a far ridere chi legge.
Scomporre è la parte che un manuale straniero organizzerebbe per autori e che qui è organizzata per topoi: scienziatə, robot, alieno, mostro, mutante, clone, pianeti, astronavi, colonizzazione, universi paralleli, supercomputer e IA, religione, linguaggio, intelletto e memoria, amore e sesso, inclusività e queerness. Diciassette voci che funzionano come un dizionario ragionato dell’immaginario, aperte da un capitolo su stereotipi e cliché che rinuncia a ogni illusione purista: non ci libereremo mai dei cliché, perché sono il sottoprodotto fisiologico della produzione creativa; possiamo però smettere di esserne vittime.
Frequentare è la sezione che non troverete in nessun equivalente anglosassone, ed è la ragione per cui questo libro serve in Italia. Fantascienza anglofona, fantascienza nel mondo, fantascienza italiana, premi, convention: cinque capitoli che trattano il genere non solo come corpus di testi ma come ecosistema sociale, con le sue riviste, le sue comunità, i suoi riti. Per chi si affaccia adesso al settore è una mappa d’accesso; per chi ci lavora, un censimento.
Scrivere chiude con il compendio operativo: concept, coerenza, rigorosità, originalità, previsione, infodump, technobabble, worldbuilding. Il capitolo sulla rigorosità contiene la formulazione più preziosa del volume: una storia di fantascienza non è efficace per la sua accuratezza scientifica, ma per la coerenza tra le premesse e le conseguenze che ne ricava. Il pubblico, scrivono, esige storie credibili nella loro incredibilità: una follia controllata. Chiunque abbia mai ricevuto in lettura un manoscritto sci-fi sa quanto quella distinzione valga.
Otto box, otto voci del settore
Gli approfondimenti affidati a firme esterne sono la conferma che il volume vuole essere anche una fotografia della comunità italiana del fantastico. Mattia Manfredonia e Chiara Esposito scrivono una guida plausibile ma altamente improbabile per aspiranti cronoviaggiatori; Danilo Zagaria affronta la climate fiction; Daniela Barisone il romanticismo e l’erotismo nella sci-fi, con una frase che è quasi un manifesto: la buona fantascienza non è quella che imita Asimov o evita le emozioni, ma quella che osa immaginare mondi dove il piacere è un punto di partenza; Giuliana Misserville ricostruisce la fantascienza queer di ieri e di oggi; Francesco Verso firma il pezzo più tagliente, una critica della parola stessa «diversità» (che presuppone uno standard e un gatekeeper privilegiato che l’ha fissato) e la definizione che vorrei vedere in copertina a tutti i saggi di genere: una storia di fantascienza parla più del tempo in cui è stata scritta che di quello in cui è ambientata; Silvio Sosio ripercorre la storia delle riviste italiane; Roberto Paura distingue futurologia e fantascienza. E, ponte esplicito tra i due volumi della collana, Gloria Bernareggi e Sephira Riva, autrici di Anatomia del fantasy, firmano un box sull’attraversamento dei generi e le fantasie intersezionali, chiudendolo con una dichiarazione di modestia che è invece una posizione forte: non siamo specialiste di fantascienza, il nostro sguardo nasce altrove, e proprio per questo può servire.
In appendice: biografie deə contributorə, glossario, bibliografia e sitografia, opere citate, indice analitico. Un apparato da strumento di consultazione, non da lettura una volta e via.
Inclusività e attualità (dichiarate in premessa)
I due principi fondativi sono esplicitati a pagina 18, e li riporto perché è raro tanto candore. Inclusività: pochi paletti, molti sottogeneri, attenzione a non ridurre il canone ad autori uomini occidentali, e uso della schwa. Su quest’ultimo punto le autorə non negoziano e non si giustificano: se rende la lettura intollerabile, scrivono, posate il libro, nessun rancore. Attualità: rappresentare la fantascienza come genere vivo adesso. Qui il libro polemizza in modo diretto e documentato con la manualistica che presenta come «giorni nostri» un panorama che si ferma ai primi anni Ottanta: un genere che per definizione guarda al futuro non può permettersi un’attualità vecchia di cinquant’anni.
Vanno segnalati anche i limiti, perché il volume li dichiara da sé. È un saggio sulla fantascienza letteraria: cinema, serie, fumetti e videogiochi compaiono solo come riferimenti occasionali, pur avendo pesato enormemente sull’evoluzione del genere. E molti titoli citati non sono oggi reperibili in italiano, colpa della storia editoriale nostrana, dove la sci-fi è transitata in buona parte per l’edicola e per una collana come Urania, che non lascia i libri a catalogo. Le autorə lo ammettono e citano comunque, con la speranza dichiarata che la curiosità spinga qualche editore a colmare i buchi. Ammetterlo, invece di fingere un catalogo che non c’è, è un atto di serietà.
A chi lo consiglio
A chi scrive sci-fi, per la Parte V e per il capitolo sulla rigorosità, che risolve da solo il novanta per cento dei dubbi con cui si consegna un manoscritto. A editor, librai e giurati di premi, perché la Parte IV è l’unico censimento aggiornato dell’ecosistema italiano che io conosca, e perché, come scrivono le autorə, non si valuta una distopia con i parametri di una space opera, così come non si valuta una pizza come se fosse una torta. A chi legge, e in particolare a chi legge fantascienza da poco: la Parte I è il corso accelerato che spiega perché il genere merita di essere difeso, e come.
Un’ultima nota di contesto, perché è il momento giusto. Anatomia della fantascienza è tra i finalisti del Premio Italia 2026 nella categoria saggio: le votazioni sono aperte per tutto agosto e la premiazione si terrà il 17 ottobre a Stranimondi, la stessa fiera in cui il volume fu presentato in anteprima un anno fa. Se lo avete letto e vi ha convinto, è il momento di dirlo dove conta.
Per chi vuole il percorso completo, il volume fa coppia con due libri diversi e complementari: Fantascienza – Storia delle storie del futuro (Armillaria, 2024) degli stessi autorə, che copre l’asse storico che qui è volutamente sacrificato al taglio tematico, e Anatomia del fantasy di Bernareggi e Riva, gemello di collana con cui condivide impianto e visione: i due si citano a vicenda, e Lumien li propone anche in bundle.
Il genere che immagina il futuro aveva bisogno di un libro che lo raccontasse al presente. Adesso ce l’ha.
Titolo originale: Anatomia della Fantascienza: leggere e scrivere fantascienza in modo critico
Autrici: Angela Bernardoni e Andrea Viscusi
Editore: Lumien
Collana: Lanterne
Copertina: Giulia Calore
Edizione: brossura con alette, illustrazioni interne
Prefazione: Nicoletta Vallorani
Pagine: 456
Costo: 20€ cartaceo, 9,99€ ebook


