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Stranger Things è senza dubbio uno dei migliori prodotti di intrattenimento dell’ultimo decennio, nonché una delle operazioni di marketing più riuscite di sempre ad opera di Netflix. Una serie young, misto horror, misto thriller immersa nella cultura POP degli anni 80 di cui si nutre. Serie ideata da ideata da Matt e Ross Duffer e prodotta da Camp Hero Productions e 21 Laps Entertainment, è la punta di diamante di Netflix giunta ora alla terza stagione. Le prime due stagioni, come dimostrato anche dalla quantità incredibile di gadget di Stranger Things e dai cinque Emmy Awards vinti, hanno riscosso un successo incredibile. Basta pensare al rating di 8,9 su IMDb e all’indice di gradimento del 94% su Rotten Tomatoes. E fra i fan più accaniti della serie c’è pure Stephen King, che in un tweet riferito alla seconda stagione scrive che è: “[…] intrattenimento con le palle”.

Citazionismo al limite del plagio

E non stupisce che sia proprio il Re dell’horror a scrivere una tale recensione, visto che la serie tv è una continua scopiazzatura di alcuni dei suoi più grandi libri. Quello che fa sorridere è che pure King stesso lo sa: Il prolifico autore horror in un altro tweet scrive: “Guardare Stranger Things è come guardare i migliori lavori di Stephen King. In modo positivo”. Ma lo è davvero, positivo?

Stranger Things Le notti di Salem

La prima stagione, per quanto immersa in uno sfrenato citazionismo, aveva un qualcosa che la rendeva unica. Nel suo piccolo era originale e oltre a stimolare quella malinconia rétro riusciva a raccontare una storia ben sviluppata. La seconda stagione, nonostante il ritmo più lento, aveva mostrato un’ottima capacità di scrittura e una notevole crescita tecnica, rendendo Stranger Things molto più potente anche dal punto di vista visivo. Ma nella terza stagione tutto questo non si verifica.

Il citazionismo viene portato all’esasperazione, si cerca di infilare riferimenti alla cultura pop in ogni dove e gli spunti originali si assottigliano sempre più. La terza stagione di Stranger Things è un copia e incolla di alcuni dei più iconici libri di Stephen King, nulla di più e nulla di meno. Da celebrazione della nostalgia delle atmosfere degli anni 80 a collage dei libri e dei film fantascientifici di quel tempo, come E.T di Steven Spielberg.

La terza stagione è Le Notti di Salem

Di spunti e sotto-trame estratti dai libri e dai film di King si perde quasi il conto, ma se c’è una lettura la cui scopiazzatura è tremendamente evidente in questa terza stagione è Le Notti di Salem (Salem’s Lost), uno dei primi romanzi dell’autore. L’intera storia principale ricalca in ogni suo singolo elemento la struttura del libro di Stephen King. La fittizia città di Hawkins dei fratelli Duffer è il Maine di King, il Mind Flayer è il vampiro Barlow e come questo trasformava in vampiri i cittadine di Jeruselme’s Lot così il mostro del Sottosopra trasforma gli abitanti di Hawkins in seguaci. Ma c’è pure Straker che in parte riveste il ruolo del sovietico di Stranger Things, entrambi i quali si occupano di comprare terre e proprietà nelle rispettive realtà e uccidere chiunque si opponga al loro capo. E come non notare la grande somiglianza fra la bella Nancy (Natalia Dyer) e Susan, due donne estremamente forti e coraggiose che cercano di distruggere il male che le sta minacciando. E come inizia Le Notti di Salem? Con la sparizione di un giovane bambino, Ralphie Glick, in modo non dissimile dall’inzio di Stranger Things, con la sparizione di Will.

Mentre Stranger Things è Stand by Me

Ma la citazione più grande intorno alla quale è imperniata tutta la serie è quella di Stand by Me, film di una bellezza unica diretto da Rob Reiner e, tratto dal racconto The Body, che strano a dirsi è anche il titolo del quarto episodio della prima stagione (coincidenze? Io non credo). In fondo Stranger Things non è altro che la storia di 4 amici che stanno cercando di svelare un mistero e che devono affrontare dei bulli cattivi in un processo che li porterà a realizzare un’amicizia dal legame indissolubile.

«Andate a farvi fottere», dissi, e tirai su il culo, mostrandogli il medio da sopra la spalla mentre mi allontanavo. Non ho mai più avuto amici, in seguito, come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, e voi?” 

Forse è questa la frase che meglio rappresenta la storia di questa serie televisiva e le emozioni che deve raccontare. Perché in fondo ST è la storia di una profonda amicizia e di ragazzi che stanno crescendo in un mondo che minaccia di porre fine alla loro unione, come spesso cerca di farci capire Will, soprattutto nei suoi discorsi finali.

Stranger Things è Stand by me di Stephen King

Tutti i libri di Stephen King citati:

  • Carrie
  • Le Notti di Salem
  • L’Incendiaria
  • Cujo
  • Pet Semetary
  • IT
  • Le creature del buio – The Tommyknockers
  • Stand by me/Il corpo (uno dei racconti contenuto in “Stagioni diverse”)

E dove inventa, sbaglia

Come se non bastasse, dove la serie esce dai binari già tracciati dai libri di King, ecco che improvvisa con sotto-trame imbarazzanti, ridicole e senza senso. Poco credibile risulta infatti la parte di Dustin, Steve e Robin, che per quanto bravi attori si trovano invischiati in una storia meno credibile della trama de La Casa di Carta. Un branco di studenti che si intrufolano vittoriosamente in un bunker sotterraneo protetto da alcuni dei più spietati soldati del KGB, in uno dei luoghi più inespugnabili, con una strategia banale basato sullo sfruttamento di una bambina secchiona di 10 anni. Ma questi riescono pure a gabbarli, a sfuggire da pericolosissimi russi e salvare il mondo in una serie di scene davvero forzate.

Stranger Things 3 sceneggiatura

Eppure Stranger Things funziona, dannatamente bene

Perché sì, la serie, o quantomeno questa terza stagione, è piena zeppa di problemi, tra cui l’assoluto mancanza di originalità e una trama troppo forzata, ma piace, tanto. E in fondo è giusto così, perché è una bella serie. Ha dalla suo uno dei cast più promettenti e capaci che si siano mai visti negli ultimi anni. Una serie di ragazzini estremamente capaci, fra cui spiccano Millie Bobby Brown (Undici) e Gaten Matarazzo (Dustin Henderson), una serie di “adolescenti” veramente incredibili, dalla talentuosa Maya Hawke (Robin Buckley) al simpatico Joe Keery (Steve Harrington), fino ad arrivare agli attoroni, come David Harbour (Jim Hopper) e la perfetta e drammatica Winona Ryder (Joyce Byers), che da sola varrebbe la visione di Stranger Things. Ma la serie non è solo questo.

Registi e sceneggiatori si sono uniti per dare vita ad una serie che sembra un film di King, diretto da Spielberg e musicato da John Carpenter. Perché Stranger Things gioca sulle atmosfere, sulla celebrazione della nostalgia e su di un reparto tecnico sempre più capace, in grado di darci scene spettacolari grazie ad una regia e fotografia senza la minima sbavatura, in un prodotto visivo eccezionale. E’ puro intrattenimento, dove anche se il contenuto vacilla rimane la forma a renderlo apprezzabile. Ci vuole solo un po’ più di coraggio e originalità, senza ancorarsi troppo ai cliché degli anni 80.

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