Quando ho scoperto che Tenebre e Ossa e Sei di corvi, i due libri fantasy di Leigh Bardugo che più ho apprezzato, sarebbero stati adattati da Netflix in una serie, non sapevo assolutamente come reagire. Vedere portati sullo schermo i propri romanzi preferiti non è mai facile: entra in gioco un misto di emozione e curiosità, ma soprattutto di paura, perché noi poveri amanti dei libri siamo stati feriti, innumerevoli volte.

L’ottava stagione del Trono di spade ha tradito la fiducia di tutti noi (alcuni sostengono non sia mai esistita, giusto per ignorare tale trauma). 

Quest’anno c’è stato Fate, la serie Netflix ispirata alle Winx che però non aveva nulla a che vedere con le classiche Winx. 

E anche per quanto riguarda i film la storia non cambia, basti pensare al povero destino subito da Percy Jackson, o peggio ancora da Artemis Fowl, per non dimenticarci, poi, del solito Eragon: alcune delle trasposizioni peggio riuscite di sempre. 

Non c’è da stupirsi, perciò, se noi poveri fan dei libri del Grishaverse ci siamo approcciati alla serie coprendoci gli occhi e sbirciando tra le dita, preparati a subire l’ennesima delusione, ma non per questo pronti all’inevitabile sofferenza che porta vedere la distruzione di un libro amato. 

Ed è esattamente ciò che ho fatto io: ho preparato il mio cuore, ho ripetuto il motto di vita insegnatomi da Paperino, “prima illuso e poi deluso”, e sono entrata su Netflix. 

E, personalmente, stento ancora a credere a ciò che ho visto. 

La trama di Tenebre e ossa

Innanzitutto, c’è da fare una piccola premessa per tutti coloro che non sanno nulla sul Grishaverse, il mondo letterario creato dalla scrittrice Leigh Bardugo. La serie fantasy di Netflix non si basa su una singola saga scritta da quest’autrice, ma su più saghe: la trilogia Grisha e la duologia di Sei di corvi. 

La trilogia Grisha (giunta proprio quest’anno in Italia con Mondadori), il cui primo libro è, per l’appunto, Tenebre e ossa, è una saga fantasy young adult ambientata nell’immaginario regno di Ravka, e segue le avventure di Alina Starkov mentre scopre dei nuovi poteri e si ritrova invischiata in complotti politici e guerre. 

La duologia di Sei di corvi è invece ambientata due anni dopo la fine dell’ultimo libro della trilogia Grisha, in un’altra nazione, Kerch, e racconta le disavventure di un gruppo di sei criminali mentre cercano di effettuare il colpo del secolo.

Ora. La serie su Netflix si basa sul primo libro della trilogia Grisha, Tenebre e ossa, ma introduce anche alcuni dei personaggi di Sei di corvi in una sorta di prequel prima del loro grande colpo. 

Un’idea discutibile, ma che in qualche modo sono riusciti a realizzare.

Ma, in soldoni, di cosa parla la serie? 

La trama inizia a Ravka, un regno afflitto da una piaga molto particolare: la Faglia. Questa è zona di pura tenebra che taglia a metà il paese, ed è dimora di terribili mostri che impediscono il passaggio da una parte all’altra. Essendo l’attraversamento necessario per portare fornimenti e corrispondenza ed evitare lo spaccamento del regno, il Primo Esercito, composto da normali essere umani, si è ritrovato a doversi alleare con il Secondo Esercito, composto dai grisha, ovvero persone dotate di poteri magici. 

Alina Starkov Tenebre e Ossa

Difatti, l’unico modo per attraversare la Faglia è tramite delle speciali navi azionate dai Grisha che controllano il vento. Ma, nonostante questa alleanza e i loro poteri, le traversate sono tutt’altro che sicure e i rischi sono sempre altissimi.

Proprio prima di una di queste traversate incontriamo la nostra protagonista, Alina Starkov, una cartografa del Primo Esercito. Quando il suo amico d’infanzia Mal viene selezionato per la prossima traversata, lei decide di seguirlo per stargli accanto. Ma ciò che accade durante questo viaggio sarà completamente inaspettato e cambierà per sempre il destino di Alina e di chi le sta attorno. 

Contemporaneamente, seguiamo anche la storia di Kaz Brekker, il capo di una banda di criminali di Ketterdam, una città del piacere ispirata alla Amsterdam del 1600, e dei suoi scagnozzi Inej e Jesper. 

I tre criminali si vedono offrire un lavoro talmente remunerativo che è impossibile da rifiutare, e quindi partono per una rischiosa missione. 

Tutta questa parte sui Corvi, così vengono chiamati i membri della banda criminale di Kaz Brekker, non segue assolutamente la trama del libro Sei di Corvi, anzi, risulta essere una sorta di prequel completamente inedito ideato dagli sceneggiatori per potersi intrecciare con la trama (seguita ben più fedelmente) di Tenebra e ossa. 

Una scelta coraggiosa che per me non ha valso il rischio, almeno a mio parere. La parte dedicata ai Corvi, infatti, non brilla particolarmente per l’ottima sceneggiatura, anzi: molte scene davano la sensazione di provenire direttamente da una fanfiction, e i collegamenti con Tenebre e ossa mi sono sembrati incredibilmente forzati. 

Corvi Tenebre e Ossa

Non avevo grandi speranze per la loro parte, a essere sincera, perché la bellezza di Sei di corvi sta proprio nel fatto che è un romanzo: in questa duologia, la scrittura di Leigh Bardugo a mio avviso raggiunge picchi di perfezione mai toccati nuovamente durante la sua carriera, regalando un romanzo che fa sognare non tanto per la trama o le descrizioni, ma per come i personaggi parlando e soprattutto pensano, cosa che a mio parere non sarà mai possibile trasmettere con una serie tv. 

Al contrario, immaginavo che la parte di Tenebre e ossa sarebbe stata più facile da adattare perché il romanzo, per quanto ben scritto, non contiene il linguaggio poetico ed elaborato di Sei di corvi, né i suoi bellissimi monologhi introspettivi. L’intera trilogia, per quanto ricca di personaggi interessanti e una trama coinvolgente, non rappresenta un prodotto difficile da adattare. 

E infatti, è stato così: Tenebre e ossa è stato sceneggiato per raccontare per filo e per segno gli accadimenti del romanzo, e addirittura per aggiungere dettagli che nel libro sono andati inevitabilmente perduti a causa della narrazione in prima persona: ecco allora che anche i personaggi secondari hanno avuto la possibilità di riscattarsi, di avere più profondità e risultare molto meno superficiali. 

I personaggi di Tenebra e ossa, fra delusioni e sorprese

Alina è sempre stata la classica protagonista di un romanzo young adult: gentile, buona e a tratti senza una grandissima personalità, proprio per poter compiacere più pubblico possibile. Nella serie tv il suo personaggio, senza essere stravolto, viene rimaneggiato in chiave più femminista e dignitosa, trasformando una ragazza che nei libri non prendeva alcuna scelta di testa propria in una che, per quanto possano essere stupide le sue scelte, almeno un minimo di iniziativa ce l’ha. 

Anche altri personaggi hanno subito leggere trasformazioni che li hanno migliorati, come Mal, l’amico d’infanzia di Alina, che nella serie è stato reso un personaggio di gran lunga più positivo per lei, nonché un ragazzo dalla vita propria e non un mero fantoccio utile solo a salvare Alina di tanto in tanto. La loro amicizia e la loro storia in generale è stata scritta in modo convincente, tanto che persino io che non li ho amati nei libri mi sono ritrovata a comprendere le loro motivazioni e a credere nella loro relazione. 

Altra nota positiva: Ben Barnes nei panni del Generale Kirigan. Che dire? Il sogno di ogni fangirl è stato avverato: Barnes è incredibile in questo ruolo, riesce sempre a creare la perfetta atmosfera e a trasmettere la natura a dir poco particolare del personaggio (nonostante la sua monoespressività). 

Alina e Kirigan Tenebre e Ossa

Per quanto riguarda i Corvi, il mio preferito nella serie è di sicuro Jesper Fahey: Kit Young è nato per questo ruolo e in ogni scena ho rivisto il Jesper dei romanzi, sicuro di sé, divertente e affascinante. Perfetto. 

Altra attrice incredibile per il suo ruolo, Amita Suman, che interpreta Inej Ghafa: c’è poco da dire, a livello fisico è perfetta, ma attendo la prossima stagione per capire se è in grado di portare sullo schermo la complessità e il fascino di quel personaggio. 

E ora la nota dolente, almeno per me: Kaz Brekker. Mi spiace, lo so che in tanti lo amano in questo ruolo, ma per me Freddie Carter non è adatto a vestire i panni del ladro di Ketterdam. Tralasciando la quasi inesistente somiglianza a livello fisico, non mi è piaciuta nemmeno la sua interpretazione del personaggio, che risulta essere un ragazzino sempre imbronciato. E non parliamo della sua voce: per chi sa come dovrebbe parlare Kaz, la voce acuta di Carter è paragonabile allo stridio di un gessetto su una lavagna. 

La regia: la perfezione è possibile?

Io non ho nulla da dire se non che ne sono rimasta estasiata: ero pronta a tutto, ma non mi aspettavo una regia e una fotografia decenti, né tantomeno in grado di realizzare una serie di tutto rispetto, apprezzabile anche da chi non ha letto i libri. 

Tenebre e ossa ha una regia e una fotografia di qualità, in grado di trasportarti nel mondo e allo stesso tempo di fartelo percepire reale, materiale, come se fosse un documentario storico e non una serie fantasy.  Le scenografie, oltre tutto, sono fantastiche e dettagliate, cariche di particolari che strizzano l’occhio a chi ha letto i romanzi, come per esempio le maschere della Commedia Bruta a Ketterdam, ma in generale in grado di far vivere il mondo portato sullo schermo.

I costumi

Per quanto riguarda i costumi, invece, ho molte domande. Innanzitutto: perché alcuni costumi sono portentosi, perfetti per atmosfera, personaggi e fedeltà ai libri, e altri sono completamente lasciati al caso?

Non parlerò del fedora di Kaz. Potrei scrivere una tesi di laurea su quanto quel capello sia sbagliato sotto ogni punto di vista.

Parliamo, però, un istante dei costumi dei Druskelle, i cacciatori di Grisha provenienti dal Regno nemico di Fjerda: perché invece di sembrare dei nazi con severe uniformi militari sembrano dei Bruti al di là della barriera? Perché indossando pellicce di lupo se è il loro animale sacro? Non so esattamente con chi si siano confrontati i costumisti di Tenebre e ossa per disegnare i loro costumi, ma di certo non hanno voluto stare alle descrizioni contenute nei romanzi.

Tutti gli altri costumi invece mi sono piaciuti molto, dagli abiti dei grisha, le kefta, che, per quanto variopinte, non stonavano troppo con l’ambientazione, fino agli abiti da palazzo che, a un’amante dello stile Romanov come me, non potevano che piacere.

Opinione generale

Tenebre e ossa (Shadow and Bone) è stato in grado di fare qualcosa che non mi sarei mai aspettata: è riuscito a essere un adattamento più che decente di una saga fantasy per ragazzi, ma anche essere in generale una serie ben diretta e sceneggiata, apprezzabile da chiunque, anche ai profani del Grishaverse. 

Non è priva di difetti, specialmente se vista con l’occhio di un amante dei romanzi da cui è tratta, ma è innegabile che rispetto ad altri prodotti di questo tipo sia spanne avanti.

L’ho sentita definita “il nuovo Trono di Spade“, specialmente da molte testate americane. No, non lo è. Ma è di certo un nuovo prodotto di cui attendo la seconda stagione, trepidante per l’arrivo del mio personaggio preferito Nikolai.

Che i santi siano con noi.

RASSEGNA PANORAMICA
Regia
Costumi
Sceneggiatura
Trama
Recitazione
Effetti speciali
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Lettrice a tempo pieno, meme maker a tempo perso, per vivere lavora nel marketing e comunicazione, ma niente di serio. Di notte sogna di poter accedere al Mare senza stelle, di giorno di solcare i mari con l'unico vero capitano, Inej Ghafa. Quindi sì, non c'è mai davvero con la testa.

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