Sfacelo di Rene Barjavel

Nel 2019, L’orma editore ha ristampato una nuova edizione di Sfacelo, classico della fantascienza francese moderna scritto da René Barjavel (scrittore, giornalista e sceneggiatore francese), in una traduzione ad opera di Claudia Romagnuolo e Anna scalpelli, con l’obiettivo di far riscoprire questa parabola ecologista e critica rispetto al progresso in un periodo storico dove ambiente e tecnologia son i temi più caldi.

La trama

In un mondo ipertecnologico dove il progresso ha profondamente segnato l’intera società, conducendola ad uno stato di dipendenza rispetto all’energia, viene a mancare, per cause inspiegabili, la corrente elettrica. Tutti i dispositivi smettono di funzionare. Le macchina a quintessenza non si muovono più e il mondo cade nella disperazione. L’improvvisa assenza di energia catapulterà l’uomo in un mondo mosso dalla sola legge della sopravvivenza.

Mentre l’intera Francia viene avvolta da incendi inestinguibili e piegata da epidemie mortali come il colera, Francois Deschamps tenterà di organizzare un gruppo di sopravvissuti per raggiungere terre lontane e poter tornare a vivere.

La recensione

Sfacelo è la personale visione profetica di René Barjavel, autore francese che nel 1943 scrisse questo romanzo immaginando una Francia del 2053 nel quale rappresentava gli esseri umani strettamente dipendenti dal progresso e dall’energia elettrica. Lo scrittore delinea, nelle prime pagine di questo romanzo fantascientifico, una società che per certi aspetti conferma le sue grandi capacità predittive, immaginando elementi e contesti che oggi si sono più che verificati. Il suo immaginifico fantascientifico, però, risulta un po’ limitato e troppo ancorato alla storia, al passato e all’arte. Un’immaginazione che pecca dell’audacia di altri autori capostipiti del genere, come Asimov. Una fantascienza fiacca, e a tratti inquietante, come per la gestione dei defunti, conservati in casa in uno stato perfetto.

Sfacelo libroUna fantascienza, quindi, un po’ stantia e troppo radicata al passato. E nonostante si atteggi come uno dei più importanti libri di fantascienza francese e mondiale, i concetti fantascientifici esposti nel libro hanno spesso poca validità scientifica, sfociando, non di rado, in elementi che appartengono più al genere fantasy.

Grande pecca del romanzo sono i suoi dialoghi dalla retorica imbarazzante, freddi, privi di patos e altisonanti di cui non si sente alcun bisogno. Sintomo della loro erroneità ne è la pochezza dei personaggi, dei quali a stento ricordiamo i nomi, visto il loro vacuo apporto alla storia. Fra tutti spunta sempre il nome di Francois, il protagonista, un personaggio sopra le righe, fastidioso ed eccessivo. Un personaggio deus ex machina, che si muove perché si deve muovere, ma privo di una qualsiasi caratterizzazione psicologica.

La sensazione del lettore è quella di trovarsi davanti ad un libro riuscito a metà, una bozza, un’idea dalla quale partire. Sfacelo, infatti, è breve, troppo breve. L’autore vuole raccontare un intero immaginario scientifico, il collasso della società e la sua rinascita in meno di 300 pagine. E così il libro corre troppo veloce, fra eventi che accadono in sequela senza che vi sia dato il giusto peso, in una sequenza di avvenimenti che si segue con poco interesse, solo per capire dove l’autore vuole andare a parare.

Lo spunto più interessante è di certo la visione ecologista di René, dalle quali parole emerge una dura critica verso il progresso e l’abbandono della terra, delle cose semplici, dell’ambiente. Critica, però, che appare un po’ ceca, forse dettata dal pessimismo del periodo storico intorno al quale l’autore ha scritto il libro, ovvero durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Massimo esempio della sua visione cinica rispetto al progresso viene raccontato nelle ultime pagine del romanzo, dove troviamo una nuova struttura di società basata su un sistema patriarcale e arcaico al limite dell’idiozia. Un finale deludente, che destabilizza.

Sfacelo, insomma, di nome e di fatto. Un libro che probabilmente non dovrebbe essere annoverato nel genere fantascientifico, del quale non condivide alcun topoi, se non l’ambientazione iniziale, e che neanche la nuova edizione riesce a inquadrare nel genere, vista la copertina anni luce distante dalla fantascienza, che stona non poco negli scaffali delle librerie. Un romanzo che si basa su qualche spunto predittivo sorprendente, ma dal quale traspira una visione sbagliata del mondo, eccessivamente ancorata al passato, inquietante e talvolta maschilista.

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