“Hai mai provato a scalare la soglia della mediocrità?”

È questo che domanda un critico ad Handa, un calligrafo di grande fama, ex bambino prodigio. Il giovane, sentendo insultare la propria arte, non ci vede più e reagisce, tirando un pugno al critico d’arte.

È con questi presupposti che il padre di Handa, anch’esso un calligrafo, consiglia al figlio di ritirarsi su un’isola sperduta, lontano da tutto e tutti, per riflettere su quanto accaduto e per concentrarsi sulla propria arte.

Ma quello che doveva essere un periodo di silenzio e meditazione, a causa dei vivaci abitanti dell’isola, e in particolar modo di una bambina combina guai, si trasformerà in un inaspettato viaggio interiore che porterà Handa a riflettere e a cercare il proprio scopo nella vita.

Tutti, prima o poi, ci siamo sentiti come il protagonista di questo anime: delusi, incompresi, rifiutati. Quando il nostro impegno non viene riconosciuto o le nostre convinzioni non comprese, ci sembra di essere soli in un mondo che va troppo veloce per noi. Gli altri sembrano avere il turbo mentre noi rincorriamo un treno che non riusciamo mai a raggiungere.

Delle volte, per vivere meglio, è necessario resettare le nostre priorità: spesso si dà troppo peso alle aspettative altrui e così si perde la cognizione di ciò che è giusto, di ciò che è meglio per noi, e il mondo può sembrarci un luogo oscuro.

Spesso l’aiuto che ci serve è esterno: qualcuno che ci ricordi che al mondo ci sono cose meravigliose, aspetti della vita che stiamo dimenticando, bellezze che involontariamente evitiamo.

Barakamon anime

Barakamon è proprio questo: è quell’amico che ti accoglie a braccia aperte e non ti fa domande inopportune, ti accetta per come sei e ti ama, compresi i tuoi difetti; è un luogo sicuro a cui far ritorno quando la vita diventa troppo dura e caotica; Barakamon ci comprende, ci dice che va tutto bene, che è normale sentirsi così, delle volte, che è importante non perdere la speranza e continuare a lottare e ad impegnarsi.

Non proprio una commedia

Una caratteristica molto importante di questo anime è che  trascende le categorizzazioni: è ricco di momenti comici, ma non si può classificare semplicemente come un anime divertente. Barakamon è una storia semplice e simpatica, ma non spensierata: la comicità è solo di superficie e lo scopo di ogni episodio è quello di far riflettere e maturare, non solo i personaggi, ma anche lo spettatore.

Nonostante parli spesso di temi come il maturare, il crescere e diventare adulti, non si può affiliare agli anime shonen. La narrazione somiglia a quella degli slice of life, ma non si può ridurre nemmeno a quella categoria.

Barakamon trascende le categorizzazioni e si adatta ad ogni contesto e pubblico, proponendo un approccio universale quanto le tematiche affrontate.

Barakamon: un anime per tutte le età

Un’altra cosa molto interessante di questo anime è che non fa riferimento a un’età precisa: non è uno shonen, e quindi indirizzato a un pubblico di giovanissimi, né è da considerarsi un vero e proprio seinen.

Indipendentemente dalla propria età, Barakamon si fa amare e apprezzare senza alcun problema. Questo è dovuto dal mix di età dei personaggi: il protagonista è un adulto, ma nel villaggio incontra persone di ogni età, tra anziani, bambini e adolescenti, tutti con una storia personale e un impatto sulla sua vita.

Io l’ho visto per la prima volta a 17 anni e l’ho adorato, ma anche ora che di anni ne sono passati parecchi continua a essere un porto sicuro che so mi accoglierà per concedermi qualche ora di serenità e comprensione.

Perché davvero chiunque può beneficiare di questo anime: un adulto afflitto da dubbi e delusioni riguardanti la sua carriera, un adolescente alla ricerca di risposte sul futuro, un bambino che non capisce a pieno il mondo degli adulti.

Provare per credere.

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Lettrice a tempo pieno, meme maker a tempo perso, per vivere lavora nel marketing e comunicazione, ma niente di serio. Di notte sogna di poter accedere al Mare senza stelle, di giorno di solcare i mari con l'unico vero capitano, Inej Ghafa. Quindi sì, non c'è mai davvero con la testa.

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